Scegli
un quadro qualsiasi - può essere il tuo preferito ma va bene anche uno che ti
ispira cercando su Internet - e inventa una storia che racconti quello che
succede nel quadro. Attenzione: non deve una descrizione, ma un vero e proprio
racconto, come se il dipinto che hai scelto fosse stato disegnato dal pittore
per raccontare la tua storia.
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| Foto di Samantha Hurley da Burst. |

L’amore è più forte del tempo (1° parte)
RispondiEliminaIspirato a “Ritratto di Madame de Senonnes”
https://www.analisidellopera.it/wp-content/uploads/2017/10/Ingres_Portrait_of_Madame_de_Senonnes.jpg
Alberto era un ragazzo di dodici anni ma, a differenza dei suoi coetanei, non amava ritrovarsi con i compagni il pomeriggio per fare una partita a calcetto o andare al cinema a veder un film.
Era invece solito andare da solo in una vecchia villa diroccata che si trovava in fondo alla strada in cui abitava. In quella vecchia villa Alberto poteva far finta di essere chi voleva: un cattivo duca, un principe che aveva subito un maleficio o un mago dagli enormi poteri. Ciò che però spingeva Alberto ad andare ogni giorno in quella casa era un grande ritratto di donna posto nel salone.
La donna raffigurata era di una bellezza incredibile, era vestita in modo elegante con un vestito color rosso scuro, indossava molti gioielli e i capelli raccolti dietro la testa lasciavano libero il suo viso. Lo sguardo era nel vuoto e ad Alberto sembrava triste ma al tempo stesso esprimeva tutta la bellezza di quella dama. I vestiti della donna gli facevano capire che apparteneva a un’epoca passata.
Alberto pensava di essere sciocco ma si era innamorato della donna nel dipinto. Passarono gli anni e Alberto, nel 2030 compì 19 anni e fu costretto a trasferirsi in un’altra città per seguire gli studi l’università. Alberto si dimostrò essere un alunno molto bravo, in soli cinque anni si laureò in fisica quantistica con il massimo dei voti e diventò assistente del professor Sheldon, un fisico di fama mondiale.
Il professor Sheldon stava conducendo degli studi per il governo sui viaggi nel continum spazio-temporale e aveva messo a punto una macchina del tempo ma non l’aveva ancora testata. Di questo mise al corrente anche Alberto che, appena saputa la cosa, si offrì come volontario per l’esperimento. Il suo pensiero era andato subito alla donna del quadro e chissà che forse non sarebbe riuscito a incontrarla.
Il professor Sheldon accettò e organizzarono tutto per il primo viaggio. La data fu impostata nel 1914 con destinazione la città natale di Alberto. Il viaggio andò bene, Alberto trovò la casa molto diversa da come la ricordava; era ben sistemata e abitata. Entrò fingendosi un fattorino per dare un’occhiata ma nessuna delle persone che ci abitavano erano la sua dama. Il quadro però era già nel salone e questo fece capire ad Alberto che doveva andare ancora più indietro.
Tornato a casa Alberto festeggiò con il professor Sheldon il successo dell’impresa e il professore gli disse che, avendo l’esperimento avuto successo, non c’era bisogno di ripetere altri viaggi.
Alberto si sentì morire, lui voleva ancora tornare indietro, voleva provare a cercare la dama che tanto amava; così si decise a raccontare al professore la sua storia e Sheldon commosso dalla forza del suo amore gli consentì un ultimo viaggio.
Alberto portò il professore a vedere il quadro nella villa diroccata e Sheldon stabilì che come periodo doveva essere intorno al 1800. Così programmò la macchina per il 1814 e Alberto partì.
Arrivato alla villa non poteva credere ai suoi occhi: la dama dei suoi sogni era li che passeggiava nel parco. Alberto senza pensarci due vote entrò e senza dire niente si mise a guardare la giovane che ricambiò il suo sguardo. Possiamo dire che fu un vero e proprio colpo di fulmine; amore a prima vista.
(2° parte)
EliminaAlberto confessò tutto alla giovane, di come si era innamorato di lei e che veniva dal futuro. La ragazza gli confessò che quel dipinto era stato fatto come regalo di nozze per il suo futuro sposo, che lei neppure conosceva, perché lo avevano deciso i suoi genitori. Alberto ora aveva capito il perché di quello sguardo bello ma al tempo stesso triste. Disse alla giovane che lui non avrebbe potuto vivere senza di lei e le propose di tornare indietro con lui.
La giovane accettò e al suo ritorno Alberto non era più solo. I due si sposarono!
Nella vecchia villa diroccata c’era ancora il dipinto che aveva fatto innamorare Alberto della sua dama. I due scoprirono che dopo la fuga della giovane, la famiglia era pian piano diventata povera perché il matrimonio della figlia con un uomo molto ricco, doveva servire a risanare le loro finanze ma sparita la ragazza, avevano perduto tutto.
Il quadro, che lo sposo non aveva più voluto, era rimasto nel salone e Alberto decise di prenderlo a ricordo del suo amore più forte del tempo.
Fonti di ispirazione:
serie televisiva “Big Bang theory”
“Timeles”
Film “Ovunque nel tempo”
Il cavaliere azzurro
RispondiElimina(Kandinskij)
NEL BUIO MEDIOEVO c’era un ragazzo, Amadeus, di cui il più grande sogno era diventare cavaliere ,anche se sapeva che era molto improbabile perchè lui era un semplice stalliere.
Nel tempo libero Amadeus si esercitava con bastoni di legno ,come se fossero spade, e per abituarsi al peso dell’armatura trasportava pesanti balle di fieno mentre correva.
Il suo unico amico era Wasser, un cavallo bianco; insieme esploravano tutto quello che si trovavano attorno.
Passarono alcuni anni e mentre Amadeus e Wasser crescevano il loro paese aveva bisogno di qualcuno che lo proteggesse.
In un giorno di autunno mentre Amadeus e Wesser galoppavano su una collina, videro dei briganti che davano fuoco al paese; senza perdere tempo si diressero ad aiutare i cittadini a fuggire e appena misero in salvo tutti, il ragazzo spense l’incendio.
Appena tutto si fu calmato i cittadini li ringraziarono; ma le lodi vennero subito interrotte dal messaggero del re che scortò lo stalliere e il cavallo a palazzo; inaspettatamente amadeus venne nominato dal re in persona un cavaliere azzurro.
La storia di questo stalliere venne tramandata di generazione in generazione e fu una fonte d’ispirazione per un uomo, che in onore del suo antenato amadeus,decise di ritrarre il cavaliere azzurro e wesser ,il fedele cavallo, in un quadro.
-DI VALENTINA DONATI
Grazie Valentina!
EliminaQuesto è il quadro!
https://it.wikipedia.org/wiki/File:Wassily_Kandinsky,_1903,_The_Blue_Rider_(Der_Blaue_Reiter),_oil_on_canvas,_52.1_x_54.6_cm,_Stiftung_Sammlung_E.G._B%C3%BChrle,_Zurich.jpg
Urlo di munch
RispondiEliminahttps://it.wikipedia.org/wiki/L%27urlo#/media/File:The_Scream.jpg
Ero con degli amici che camminavano alla riva di un lago. C'era un silenzio assordante,e un rumore di una pistola interruppe il silenzio assordante. In lontananza intravedemmo un ponte e una sagoma di un uomo. Ci avviciniamo di corsa per vedere cosa stava succedendo. Salimmo sul ponte e c'erano un sacco di persone uccise,ma vedemmo che una persona era sempre viva. L uomo stava per scendere il ponte ma quando ci sentì parlare con l unico sopravvissuto,si girò e cominciò a correre verso di noi,io rimasi pietrificato e i miei amici se ne andarono di corsa,io aiutami il sopravvissuto ma ormai era troppo tardi l uomo sparò al sopravvissuto. E io rimasi a bocca aperta impietrificato. Per fortuna che l uomo nel correre l uomo inciampo in dei cadaveri,i miei amici mi gridarono di correre e io mi salvai.
Viandante sul mare di nebbia
RispondiEliminahttps://it.wikipedia.org/wiki/Viandante_sul_mare_di_nebbia#/media/File:Caspar_David_Friedrich_-_Wanderer_above_the_sea_of_fog.jpg
Mi chiamo Eric, e vivevo con la mia splendida moglie Clara in un paesino dell'Inghilterra. Questo paesino non era molto conosciuto, e non era un posto dove tutti avrebbero voluto vivere, ma io e mia moglie abbiamo saputo accettarlo e l'abbiamo esplorato fino ad arrivare alle montagne! Mi trovavo bene con lei, perchè avevamo gli stessi gusti: non volevamo una vita sofisticata, vivere nel lusso e mangiare prelibatezze, a noi piacevano le avventure ed osservare le bellezze che avevamo intorno. Il nostro posto preferito era la cima della montagna rocciosa, da lì si vedeva il mare, e spesso ci andavamo la mattina presto per vedere l'alba. I colori del nuovo sole che tornava erano spettacolari, come le mie emozioni quando stavo con la mia amata.
Un giorno, mentre stavamo per uscire di casa per una delle nostre escursioni, lei svenne. Chiamai immediatamente il dottore per venire a visitarla. Clara stette male per diversi giorni, ma io ero sempre vicino a lei, a tenerle la mano. Vedevo la tristezza nei suoi occhi nel non poter andare a scalare le montagne con me, ma io la rassicuravo.
Passarono dei giorni, e le sue condizioni peggioravano, fino a quando chiuse gli occhi e non li riaprì più. Clara era morta.
Quelli successivi furono giorni bruttissimi per me, ma il giorno del suo primo compleanno da quando lei non c'era più mi feci forza ed andai sulla nostra montagna rocciosa, a cercare di vedere il mare, coperto da una massa di nebbia che si accumulava sempre di più, come le lacrime ai miei occhi.
Storia di un’amicizia
RispondiEliminahttps://i.ebayimg.com/00/z/z3EAAOSwfx9dBumv/$_59.JPG
(Quadro di Cafiero Filippelli)
Il mio posto preferito era una panchina nel parco vicino a casa mia, li mi sedevo a pensare, a leggere un libro, ma soprattutto lì mi incontravo con una persona a me molto cara la quale mi raccontava tutto e io facevo lo stesso con lei: le parlavo dei miei successi e delle mie sconfitte, le cose belle che mi capitavano e i dispiaceri, i miei sogni e tutto quello che mi passava per la mente.
Un giorno, mi ricordo, mi era stato appena comunicato l’esito di un concorso al quale – senza alcuna particolare aspettativa – avevo deciso di partecipare. Ebbene, ero risultata la prima tra più di cento candidati; ero felicissima, non potevo crederci, e non vedevo l’ora di raccontarlo alla mia confidente e amica.
Così feci il giorno stesso: arrivai trafelata alla panchina, la trovai che lavorava a maglia, come era sua solita abitudine, iniziai quindi a raccontarle subito di questo inaspettato successo e di quanto mi sarebbe capitato di li a poco: mi sarei infatti trasferita in una grande città.
Sebbene fossi dispiaciuta perché sicuramente i nostri incontri sulla panchina si sarebbero interrotti e per molto tempo non ci saremmo più potute vedere, ero piena di gioia ed iniziai perciò a fantasticare su tutte le opportunità che avrei potuto avere cambiando città.
Immaginai come sarebbe stato conoscere tante nuove persone, farmi nuove amiche, visitare la nuova città e i suoi musei, partecipare a feste dove incontrare importanti persone e ballare fino a sera con delle amiche.
Arrivammo senza accorgercene a sera parlando del mio futuro; ci salutammo affettuosamente e tornai a casa con un enorme sorriso stampato in viso.
Pochi giorni dopo partii pronta a raggiungere la mia nuova città. Conobbi subito molte persone ma nessuno era come la mia migliore amica cui, nonostante la lontananza, non smisi mai di raccontare tutto. Ci scrivevamo ogni settimana. Avevo saputo da una delle sue ultime lettere che anche lei, insieme alla sua famiglia, si era trasferita in un grande città dove aveva trovato un lavoro migliore e una casa più grande.
Qualche anno dopo la mia partenza tornai al mio paese d’origine e senza aspettare mi andai a sedere sulla panchina dove ogni giorno mi incontravo con la mia confidente. Ricordai tutti i bei momenti passati con lei, e immaginai come poteva essere la sua vita adesso che anche lei si era trasferita.
Mi sembrò quasi di vederla mentre lavorava a maglia e avvertii ancora una volta quella gioia che provai in quell’ultimo nostro incontro. Pensai che non tutte la mie fantasie si erano realizzate ma che avevo sicuramente una vita felice di cui mi sarebbe piaciuto fare ancora partecipe la mia amica come tanti anni fa.
https://it.wikipedia.org/wiki/File:Mona_Lisa,_by_Leonardo_da_Vinci,_from_C2RMF_retouched.jpg
RispondiEliminaUna sera in un grade museo della città di Parigi avvenne un furto molto grave:il quadro più famoso del mondo" La Gioconda" di Leonardo da Vinci venne rubato.Le telecamere di sorveglianza avevano ripreso la scena:la ladra sembrava essere un donna.In un piccolo borgo toscano, qualche giorno dopo, una donna osserva il dipinto rubato mentre beve una cioccolata calda.La ragazza si chiama Lisa, forse ha più di trenta anni,è vestita in modo semplice, con i capelli raccolti in una treccia.Ma perchè ha rubato il quadro?Lisa ama l'arte perchè il padre l'ha fatta appassionare da quado era una bambina,raccontandole delle storie e curiosità del mondo dell'arte.Il padre amava il quadro della Monna Lisa, infatti aveva deciso di darle proprio quel nome.Lui era nalla stanza accanto, molto malato:Lisa aveva deciso di fargli vedere il dipinto almeno una volta nella vita.Lei amava molto suo padre, lui purtroppo non era riuscito a vederlo perchè non aveva abbastanza soldi per permettersi un viaggio.Lisa entra nella stanza e quando lui vede il dipinto rimane stupefatto ed emozionato le dice:"Ti ringrazio per avermi fatto vedere questo quadro bellissimo, mi hai fatto un regalo davvero speciale".Lisa si commuove e lo abbraccia, lui gentilmente le dice:"Io rimarrei ore qui con te ma ora lo devi riportare in Francia in modo tale che il mondo lo possa ammirare".Lisa capi che suo padre aveva ragione, si alzò e andò verso la porta di casa.Al calar del sole entrò furtiva nel museo,ripose il dipinto al suo posto e se ne andò dopo aver salutato con un sorriso la bella Monna Lisa.Il giorno dopo lesse l'articolo del giornale:c'era scritto che, non si sa come,il quadro era stato restituito al museo per la felicità di tutti.
QUADRO: Il bar delle Folies Bergère, Manet.
RispondiEliminahttps://it.wikipedia.org/wiki/Il_bar_delle_Folies-Berg%C3%A8re#/media/File:Edouard_Manet,_A_Bar_at_the_Folies-Berg%C3%A8re.jpg
La mia è una vita ordinaria. Tutti i giorni faccio sempre le stesse cose. Mi gingillo per Parigi, la città in cui vivo, per tutta la giornata, finché non arriva la sera, quando mi reco al bar delle Folies Bergère, dove lavoro e indosso un bellissimo abito che un po' stona con la mia pelle leggermente arrossata. Di solito è molto affollato perché è il bar del teatro "Folies Bergère". Tutte le persone che vengono qua sono nobili o altolocate; le ricche signore mi fissano sempre con uno sguardo altezzoso, come se avessi qualcosa di strano, ma sinceramente non me ne curo.
Stare dietro al bancone a servire quella gente presuntuosa e arrogante, non è per niente divertente, tanto che, sono sempre immersa nei miei pensieri...
Il mio più grande desiderio è sempre stato viaggiare. Sarebbe un sogno vedere il mondo; io non mi sono mai mossa da Parigi, la mia famiglia vive qui da secoli.
Per prima vorrei visitare Verona, la meravigliosa Verona. Vedere l'America è un altro dei miei piani, in quanto al bar, gli uomini d'affari ne parlano molto, e dicono che è bellissima. L'unico modo che ho di scappare per un po' da Parigi è leggere, infatti, quando gli ordini finiscono, mi rannicchio sotto il bancone a leggere i libri della biblioteca vicino al bar. Le storie d'amore sono le mie preferite. Il primo libro che lessi fu Romeo e Giulietta, e da lì mi ripromisi che avrei girato il mondo, e come prima cosa sarei andata a Verona.
Da quel libro ad adesso non so nemmeno quanti altri ne ho letti, ma so per certo che il mio sogno è vedere il mondo, e dopo essere tornata, scrivere il libro delle mie avventure e lasciare per sempre il mio noioso lavoro. Non ho idea di come farò, però potrei cominciare da...
"Signorina?!", "Signorina?!" una voce mi stava chiamando... "SIGNORINA, IL MIO ORDINE!" sobbalzai per il suono di quella voce sgarbata che mi riportò alla realtà e davanti a me un signore dall'aria apparentemente molto ricca mi squadrò subito inervosito. "Oh, sì mi scusi tanto" risposi, riemergendo dai miei pensieri.
QUEL CHE DEVE SUCCEDERE, SUCCEDERÀ.
RispondiEliminahttps://vitadamuseo.files.wordpress.com/2015/11/woman-playing-piano.jpg
(Quadro di Vilhelm Hammershøi)
Si guardano per qualche secondo. L’uomo avvicinandosi al suo orecchio le bisbiglia: “Cosa ci trovi di bello in me?” e la donna, senza pensarci, gli risponde subito: “ Ogni tuo tratto è perfetto visto dai miei occhi”.
Misi il film in pausa, mi affacciai alla finestra e mi rinchiusi per qualche minuto nei miei pensieri. Ero sul punto di uscire quando subito mi accorsi che in sottofondo al mio pensare vi erano dei suoni. Erano due voci, sembravano arrabbiate anzi infuriate. Man mano che mi avvicinavo a quelle voci capivo sempre di più da chi provenivano, dai miei genitori. Ormai era normale per me sentire quelle urla di mia madre che gridava a mio papà di crescere e di uscire dal nido e mio padre che la invitava a calmarsi e a riposare, ma senza capire che così peggiorava solo la situazione. Io ritornai subito nella mia stanza, mi sedetti sul mio sgabello davanti al pianoforte e iniziai a suonare sempre più forte per non sentirli più. Le loro voci mi irritavano, vedevo tanta immaturità intorno a me. In quel momento volevo cambiare posto dove stare. Per fortuna che ogni volta che suono mi libero sempre dai brutti pensieri. È come se tutte le negatività scomparissero. Restai a suonare per circa mezz’ora quando, all’improvviso, sentii bussare alla porta. Era mia madre che, in un modo scorbutico, ancora innervosita dal comportamento di mio padre, mi disse che si doveva mangiare. Ma io non volevo uscire, Non volevo assistere al solito scenario di sempre ovvero due bambini non cresciuti che danno una immagine di loro così abbrutita. Allora mi alzai, mi diressi verso la cucina, presi quello che dovevo prendere e feci per uscire dalla stanza. Fui però bloccata da una voce lontana, antica: era quella di mia nonna, scomparsa anni fa. Ricordo ancora il giorno della sua morte. Appena mi fu riferito, mi rinchiusi nel mio dolore. La sofferenza che provai era indescrivibile, mi toglieva il respiro. Anche quella volta mi gettai a suonare il pianoforte con tutta la forza che avevo per dimenticare, ma nulla riuscì a farmi stare bene. Lei era la mia donna modello, la donna che avrei voluto essere da grande. Poter vivere facendolo veramente e non come quei pazzi dei miei genitori. Mi diceva sempre “ quel che deve succedere, succederà”. Era una donna spensierata, l’amavo con tutta me stessa. Non avevo mai avuto un rapporto così con nessuno e non potrò mai averlo perché sono certa che non ci sia persona al mondo che mi possa completare come lo ha fatto lei. Il giorno della sua morte ho perso la mia migliore amica, una parte di me.
Notte stellata sul Rodano (Van Gogh)
RispondiEliminahttps://it.wikipedia.org/wiki/Notte_stellata_sul_Rodano#/media/File:Vincent_van_Gogh_-_Starry_Night_-_Google_Art_Project.jpg
Jacob,Edward ed Ellis erano tre amici ed erano inseparabili dai tempi dell' adolescenza. Da qualche mese Ellis dava segni di instabilità,era nervosa,soffriva di insonnia,aveva una forte depressione.Questo clima di tensione creò un forte disagio nel loro gruppo.
Jacob e Edward, parlarono e decisero di portare Ellis da un bravo psichiatra.
Ellis iniziò una cura con degli psicofarmaci, ma anzichè migliorare, peggiorò notevolmente...dopo due settimane di cure Ellis compì un omicidio.
Qualche sera prima dell'omicidio Ellis chiese ad Edward di uscire, era una bella serata il cielo era tempestato di spledide stelle,Edward e Ellis passeggiarono lungo le sponde del Rodano.Ad un certo punto Ellis spinse Edward,che cadde dentro il fiume gelido.Stordito,Edward chiese aiuto e Ellis.Lei anzichè aiutarlo, lo spinse giù, fino a che morì.
Nei giorni seguenti, Ellis continuò la sua vita, come nulla fosse. Jacob, cercava di mettersi in contatto con Edward, senza successo.. fino a che non vide al telegiornale che avevano ritrovato il corpo di un giovane, nel fiume, che corrispondeva alla descrizione di Edward.
Jacob, andò da Ellis, capì che lei c' entrava qualcosa.
Ellis,ogni notte andava a passaggiare lungo il fiume, ad ammirare quel cielo così blu, cosi stellato, a lei piaceva cosi tanto.
Ma la notte del 30 settembre, qualcosa di terribile accadde anche ad Ellis, mentre era sporta a guardare il fiume, come da abitudine,vide il fantasma di Eward,vide il volto pallido di Edward che le sussurrò qualcosa,dallo spavento Ellis cadde e da allora soltanto il Rodano sa cosa le sia successo. Di lei non fu trovato neanche il corpo... Chi passeggia lungo quel tratto di fiume... dice di sentire voci... e di vedere due sagome...
STORIA TRATTA DAL QUADRO “NOTTE STELLATA”
RispondiEliminahttps://it.wikipedia.org/wiki/Notte_stellata#/media/File:Van_Gogh_-_Starry_Night_-_Google_Art_Project.jpg
TANTI ANNI FA L’UOMO EBBE UNO SCATTO DENTRO DI SE, CHE LO FECE DIVENTARE MOLTO PIU’ AGGRESSIVO IN FATTO DI GUERRA; UNA COSA CHE FINO A QUEL MOMENTO LI’ VENIVA RISPETTATA, MA CON QUESTO IMPULSO CAMBIO’ TUTTO NUOVE ARMI VENNERO PROGETTATE, NUOVI METODI DI COMBATTIMENTO VENNERO USATI E SOPRATTUTTO NUOVI IDEALI VENNERO ACQUISITI. MA BASTA PARLARE DI ODEALI , OGGI VI RACCONTERO’ LA STORIA DI QUESTO QUADRO, PARTIAMO SUBITO COL DIRE CHE GLI UOMINI DI MAGGIOR AGGRESSIVITA’ ERANO I TEDESCHI E I RUSSI ENTRAMBI AVIDI E VOGLIOSI DI POTERE IN PARTICOLARE I TEDESCHI CHE NON SI FACEVANO SCRUPOLI PUR DI VINCERE E QUESTO QUADRO NE E’ LA PROVA: UNA NOTTE DI INVERNO, GLI ABITANTI DI UNA CITTADINA SUL CONFINE RUSSO SENTIRONO IN LONTANANZA UN RONZIO QUASI TREMOLANTE AVVICINARSI MOLTO VELOCEMENTE ALLA CITTADINA, COSI’ IN POCHI MINUTI LA CITTA’ VENNE EVACUATA PER PRECAUZIONE IN CASO DI BOMBARDAMENTO CHE CON IL PASSAR DEI MINUTI DIVENTO’ REALE, GLI ABITANTI, CHE SI RIDUGIARONO SUN COLLE DI FIANCO ALLA CITTA’ ASSISTETTERO A TUTTA LA BATTAGLIA CHE SEMBRAVA NON FINIRE MAI. GLI AEREI TEDESCHI PUR ESSENDO PIU’ AVANZATI DI QUELLI RUSSI, VENIVANO UGUALMENTE ABBATTUTI E IN CERTI CASI QUANDO ESPLODEVANO IN ARIA LA LUCE DEL FUOCO ERA COSI’ FORTE CHE SEMBRAVA CREARE PICCOLI SOLI IN CIELO E VOGLIAMO PARLARE DEI CACCIA MONOPOSTO QUELLIN QUANDO INSEGUIVANO I NEMICI SEMBRAVA CHE STRAPPASSERO FASCI DI LUCE DALLA LUNA MA ERA IL MOTORE IN AVARIA.
LA BATTAGLIA TERMINO’ AL SORGERE DEL SOLE E IL PITTORE DIPINSE QUESTO QUADRO IN ONORE DEGLI ABITANTI PER RACCONTARE LA STORIA ALLE GENERAZIONI FUTURE.
La curiosità (Silvestro Lega) - 1° parte
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Guinevere Mondine era una donna di quarantuno anni che viveva assieme al marito e ai quattro figli in un piccolo villaggio nella nella pianura della maremma, Toscana, nella parte affacciata per poco sul mar Tirreno. Ogni giorno lei si occupava dei figli e delle faccende di casa, come era solito per le donne nella sua epoca (1800), mentre il marito usciva fuori a gestire il bestiame e finire di occuparsi degli affari con le persone in arrivo da altri posti. Guinevere Mondine e Leonardo Fattori (il marito) erano una famiglia ricca per il posto, però tutte le mattine Guinevere si affacciava alla finestra a sognare come sarebbe stata la sua vita senza stare tutto il giorno in casa e magari guidando il bestiame e gli affari come faceva invece suo marito.Dunque una mattina come tutte le altre si svegliò, servì la colazione ai figli e al marito, lo salutò, accompagnò i figli a scuola e quando tornò a casa, mentre era intenta a pulire, si affacciò alla finestra che dava sulla strada e rimase sorpresa, nel vedere che stava passando un uomo con un cappello, un vestito elegante e un fonoendoscopio che ciondolava dalla tasca dei pantaloni; non lo aveva mai visto e sapete, nei villaggi come quelli, le persone non si perdono di vista e tutti conoscono tutti. Pensò che fosse un dottore ma all'ospedale non lo aveva mai incontrato e alla fine, vedendo nei giorni seguenti la sua carrozza ferma fuori dalle porte della città, capì che era un nuovo arrivato nella città e nell'ospedale.
2° parte
EliminaUna di quelle sere Guinevere fece presente il fatto al marito e questo egli le rispose che aveva già strinto amicizia con lui e che era una brava persona. In questo modo Guinevere si accertò ce non sarebbe stato un pericolo per le persone ma semmai un aiuto. Dobbiamo sapere che spesso anche lì le persone si riunivano a cena nei locali insieme e durante queste cene Guinevere aveva parlato con il nuovo arrivato e aveva scoperto che si chiamava Armand Chateu, che era di origini francesi come lei e che lavorava come psicologo. Una sera Guinevere notò che uno degli amici mancava,Renato, quindi chiese il motivo della sua assenza ai presenti e subito Armand rispose che si era incontrato con lui e che gli aveva detto che non sarebbe stao presente alla cena di quella sera per via della sua carrozza rotta e che non se la sentiva di venire da solo, di sera a piedi ;Guinevere rimase sorpresa dalla velocità con cui Armand aveva strinto amicizia con Renato e con gli altri amici del paese da poco conosciuti e se ne complimentò con lo stesso dottore. Però la stessa faccenda si ripeté per altre tre o quattro volte:una sera venne a mancare improvvisamente alla cena Alberto,un'altra sera all'ultimo momento non si presento Sebastiano per un attacco febbrile e cosi anche Bernardo,il ragioniere di suo marito Leonardo,colpito nel pomeriggio da un grave lutto familiare del quale,stranamente,né Guinevere né lo stesso Leonardo,avevano avuto notizia... a questo punto, la donna cominciò ad insospettirsi,c'era qualcosa di strano sotto questi improvvisi contrattempi...Una sera,prima di andare a dormire, quindi, ne parlò a suo marito,il quale disse lei di stare tranquilla perchè Armand era un brav'uomo,incapace di mentire ma soprattutto di fare male a qualcuno e che avrebbe provveduto lui l'indomani a verificare la realtà dei fatti che il dottore aveva raccontato durante quelle cene.
3° oarte
EliminaLa sera seguente,però, mentre fumava un sigaro sul portico del casolare,Leonardo vide in lontananza un cavallo con una persona sopra dirigersi verso la stalla abbandonata di Ferdinando Disgrai e pensò potesse essere lo stesso padrone che andava ad assicurarsi che nessun balordo dormisse di notte nella sua proprietà ormai in disuso da anni.Nei giorni seguenti alcuni butteri delle mandrie di Leonardo denunciarono un gran puzzo venire proprio dalla direzione della stalla e pensarono ci fosse qualche carcassa di animale dentro o nelle vicinanze, ma la cosa non passò inosservata al loro padrone...Guinevere e suo marito vennero a sapere del fatto e insieme una notte dopo una delle solite cene decisero di seguire Armand fino a casa sua di nascosto, ma nel seguirlo scoprirono che non era diretto a casa, bensì alla stalla di Disgrai, quando entro si avvicino all'angolo più inosservato e si mise a perlustrare quella parte di terra che anche a Guinevere e a Leonardo sembrava diversa dalle altre, dunque Armand tirò fuori una pala e incomiciò buttare altra terra sui punti dove poco prima aveva perlustrato. Qundi molto insospettiti i due tornarono a casa e la notte dopo lo seguirono di nuovo e trovarono la carrozza rotta di Renato, che Armand aveva utilizzato come scusa e allora radunaro il giorno dopo un po' di amici per dissotterare i punti scavati poco prima riempiti di terra poco prima da Armand e come non detto trovarono i corpi di tutte le persone che Armand aveva usato come scusa e ucciso senza motivo, qualcunno però notò un'altro punto non dissotterrato, dunque agirono e incominciarono a scorgere una cartella contenente un solo foglio che spigava il motivo della morte di queste persone: diceva che Armand soffriva di un disturbo psicologico che li suussurrava di uccidere chiunque, per questo motivo studiò psicologia non per curare gli altri ma se stesso e alla fine fu travolto da quella voce nella testa e agì, poi però osservando il disastro che aveva fatto scopri che l'unico modo per non soffrire più di quel disturbo era raggiungere le sue vittime, quindi una volta che finirono di leggere la lettera scavarono ancora un po' e trovaro il corpio morto di Armand.
https://it.wikipedia.org/wiki/Primavera_(Botticelli)#/media/File:Botticelli-primavera.jpg
RispondiEliminaC'era una volta in un piccolo paesino siciliano.
Una ragazza bellissima di nome Leina,lei era senisibile e molto generosa ma era molto povera.
La ragazza per quadagnare qualche soldo lavorava insieme alla mamma in una fabbrica di vestiti.
I padroni della fabbrica erano molto sgradevoli prepotenti e sfruttavano le proprie operaie pagandole pocchissimo e facendole lavoare molte ore.
Il tragitto della fabbrica alla casa di leina era molto lungo è la ragazza insieme alla madre dovevano attraversare il bosco.Un giorno di primavera leina fece ritorno a casa senza la madre,che siera
già avviata a casa qualche ora prima.Leina mentre attraversava un bosco ammira le bellezze di primavera che riempiono il bosco di firoi colorati e profumati.
Caminando nel bosco raggiunge un fiume dove si ferma a pensare.Dopo poco sente dei rumori qualcuno sta arrivando vicino a lei.
Da dietro a un albero arriva un bellissimo ragazzo che si chiama eric,subito i due ragazzi si accorgono di avere un debole l'una per l'altro e si mettono a parlare eric racconto della sua casa e della sua
famiglia benestante mentre leina racconta della sua povertà e dello sfruttamento all'interno di una fabbrica.
Eric è dispiaciuto di quello che gli racconta leina e le promette di prendersi cura di lei e della sua famiglia.
Leina inizialmente non vuole essere aiutata da uno sconosciuto ma dopo poco capisce subito che eric è una persona generosa e ormai i loro cuori si sono incontrati leina improvisamnte inciampa e cade
nel fiume eric subito si tuffa per salvarla.Usciti dal fiume caldi,i due ragazzi vedendosi compretamente fradici scoppiano a ridere e dopo essersi dato un bacio capiscono di essere innamorati.
leina capisce che potrà fidarsi di eric è che vuole passare il resto della vita con lui.
quadro che ho scelto e la primavera di Botticielli. yeeeee
https://it.wikipedia.org/wiki/American_Gothic_(dipinto)#/media/File:Grant_DeVolson_Wood_-_American_Gothic.jpg
RispondiEliminaAMERICAN GOTHIC Siamo nel 1939, è appena scoppiata la seconda guerra mondiale e tanti ragazzi ebrei cercano rifugio in qualsiasi casa per scampare ad i campi di concentramento. In questa storia però io mi vorrei concentrare su una casa in particolare; quella dei Murrin,loro erano soliti a far rifugiare tanti ragazzi. i ragazzi che entravano in quella casa avevano molta paura del signor Murrin, era un ex militare tedesco, si era ritirato prima dello scoppio della seconda guerra mondiale. Questi facevano bene a tremare quando lo vedevano perché portava sempre un tridente con sé e sembrava pronto a ammazzarli se avessero fatto un passo falso. La moglie, la signora Murrin, invece era molto carina con i ragazzi, anche se ripeteva svariate volte al giorno che puzzavano molto, anche dopo che questi si erano fatti la doccia! Ma sapete cosa fosse la cosa particolare della donna? Portava i guanti tutto il giorno, non se li toglieva mai. C’ erano leggende che parlavano di quella famiglia, una di queste era che la signora Murrin fosse una strega ed è proprio per questa storia che, Charie un ragazzino di 9 anni decise di fingersi un ebreo per indagare su la storia delle streghe. Arrivato li, in pochi giorno scoprì due stanze chiuse a chiave. Il signor Murrin che stranamente era buono con il Charlie, gli disse che una stanza era dalla signora Murrin per parlare con le sue 26 amiche e l’altra invece era la sua camera da letto. Nei giorni seguenti la signora Murrin disse di dover andare a parlare con le sue amiche, il signor Murrin riuscì a far entrare nella stanza Charlie, che si nascose dietro ad una tendina. Dopo pochi minuti la signora Murrin disse alle signore di togliersi guanti parrucca e scarpe, fu uno spettacolo, la mani terminavano con lunghi artigli, i piedi erano mozzati ed inoltre erano tutte pelate! Volevano metter in atto un piano per trasformare tutti i ragazzi tedeschi in topi, perché dovete sapere che le streghe odiano i bambini sentono la loro “puzza” anche a molti chilometri di distanza. Per fortuna Charlie era ben nascosto e non si lavava da molto tempo quindi le streghe non sentirono il suo odore ( meno ti lavi, meno le streghe ti sentono). Riuscì a scappare dalla stanza quando ebbero finito la riunione. Charlie ed i suoi amici però ebbero molta fortuna perché poco dopo quando arrivarono i nazisti non furono visti ma portarono via la signora Murrin e tutte le sue 26 amiche perché furono accusate da il signor Murrin di stregoneria. Da quel giorno tutte le streghe del mondo cominciarono ad indebolirsi dopo la morte della signora Murrin, perché lei era la strega suprema e le altre streghe avevano bisogno della signora per vivere. Negli anni a venire Charlie divenne famosissimo e dopo la morte dei genitori nei campi di concentramento, fu adottato dal signor Murrin., ed insieme vissero felicemente, senza dover più avere paura delle streghe. NON GIUDICATE MAI UN LIBRO DALLA COPERTINA
ll figlio dell’uomo – Renè Magritte - 1° parte
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È sconvolgente come le emozioni possano cambiare radicalmente in pochissimi secondi, un attimo prima sei in ansia per le miriadi di cose che devi fare, e quello dopo beh… in quello dopo il tuo unico pensiero è quello di sopravvivere in qualche modo, aggrappandoti disperatamente alla vita e per la prima volta, magari, accorgendoti anche della sua vera importanza.
NEW YORK, GIORNO DELL’OMICIDIO.
11 ORE PRIMA
Tutto iniziò con una semplice telefonata da parte del sindaco che informava di un uomo che era stato beccato in flagrante dalla dogana mentre trasportava sette cadaveri i quali, all’apertura del bagagliaio dove erano nascosti, erano esplosi.
Secondo l’FBI quell’uomo, che approfittando del trambusto era riuscito a fuggire, si trovava ancora a New York, più precisamente in un albergo di lusso a Manhattan.
Una volta messa giù la chiamata l’ispettore Torres e venti dei suoi agenti più quotati entrarono nell’hotel. Erano pronti, determinati ad entrare e a catturare il terrorista con successo; non potevano escludere però l’ipotesi che lì dentro avrebbero potuto trovare qualche altro cadavere, altro esplosivo o qualcos’altro di imprevedibile. Avevano un protocollo per ogni evenienza.
(2° parte)
EliminaLa porta della camera 237 fu sfondata con successo ma uno dei due incursori cadde per terra, perdendo i sensi. L’ispettore Torres fece qualche passo indietro e ordinò ai suoi uomini di avanzare lentamente. La scena era agghiacciante: un bidone dell’immondizia pieno di persone moribonde, in equilibro sul sottile filo che divide la vita dalla morte.
Era un cassonetto molto grande, uno di quelli che si vedono in mezzo alle strade residenziali, con dei topi morti attaccati con lo scotch sulle pareti; una scena raccapricciante. Le persone sembravano in gravi condizioni, se non morte.
L’ispettore maturò la convinzione che aveva a che fare con un vero e proprio serial killer. Dopo neanche trenta minuti di futili ragionamenti arrivò la seconda chiamata dal sindaco che annunciava che la scena che avevano trovato lì, era stata trovata anche in tutte le capitali degli altri 49 Stati e tutti i crimini erano stati presumibilmente consumati intorno alle ore 4:30 del mattino. Torres, incredulo, ringraziò della notizia e buttò giù; in quel momento con lui c’era il suo vice, l’agente Lee.
Lui era da sempre stato un grande osservatore, sin dai suoi primi anni di reclutamento nei servizi segreti; ma adesso i due non erano mai stati più confusi di così. Non avendo altra scelta iniziarono ad interrogare i sopravvissuti.
Dopo averli ascoltati tutti si ritrovarono in un abisso di dubbi. Cinque ore completamente sprecate pensavano, tutti gli interrogati avevano risposto che non si ricordavano nulla del giorno precedente ma soltanto che un attimo prima si trovavano al parco, a lavoro, e alcuni perfino a scuola.
Una terza telefonata diede un po’ di speranza ai due detective. Il sindaco aveva detto loro che il presunto assassino aveva un’identità, Marck Foster, e che si era appena costituito.
Arrivati al carcere l’ispettore fremeva dalla voglia di rivolgere qualche domanda all’assassino che intanto si era cambiato e aveva già le vesti dei suoi colleghi.
I due, scortati dagli agenti penitenziari, si sedettero uno di fronte all’altro nel cortile.
Marck esordì con “non è bellissima questa isola? Sai, ho sempre sognato di poter morire in un posto incantevole come questo”
L’ispettore non poteva credere alle sue orecchie ma lasciò stare questo argomento e iniziò con le domande.
Dopo tre ore buone, quando ormai il cielo si stava scurendo, l’ispettore Torres aveva finito con le domande e diede la parola al killer che con voce bassa, rauca, quasi morente gli disse “caro ispettore, posso farle una domanda?” Torres annuì “quanto è buona la frutta? specialmente le mele, sa che una mela al giorno non uccide veramente i dottori? mi creda ho provato io stesso. Sa invece che una mela sparata sulla testa di una persona alla velocita di 143km/h rompe il cranio ma non uccide all’istante? ci mette quasi due ore; fortuna che non sempre siamo così cattivi”.
L’ispettore una volta finito di ascoltare quelle che lui reputava essere delle banali sciocchezze si alzò in piedi e rimase impietrito nel vedere arrivare una palla verde a tutta velocità verso di lui. Morì sul colpo e contemporaneamente, dopo una piccola risatina, si spense per sempre anche Foster.
IL GIORNO DOPO SUI GIORNALI
“MORTE 100 PERSONE NELLE CARCERI STATUNITENSI. CAUSE IGNOTE”.